Il disastro climatico mondiale provoca una catastrofe umanitaria in Congo per 15 milioni di persone

Il disastro climatico mondiale provoca una catastrofe umanitaria in Congo per 15 milioni di persone

Padova, 27 aprile 2020 – Ci racconta dell’alluvione nella Repubblica Democratica del Congo Leopoldo Rebellato dell’associazione Incontro Tra i popoli Onlus di Padova: una catastrofe umanitaria ed ecologica che si sta consumando nel paese africano. Qui in Europa e in Italia siamo alle prese con il lockdown da Coronavirus, laggiù con privazioni molto più serie in condizioni di vita davvero estreme.

Scrive Leopoldo Rebellato nella sua nota che ci ha inviato:

“Dagli enormi smottamenti delle montagne, spuntano residui di capanne e corpi senza vita di interi villaggi scomparsi. Torrenti e fiumi sono diventati valanghe d’acqua, fango, sassi, macigni, che trascinano via case, chiese, scuole, giorno dopo giorno, e si creano un nuovo alveo sui grandi assi stradali.

A chi sopravvive, il compito di individuare nel fango sagome umane da estrarre per un ultimo saluto.

Questo è lo scenario che si presenta in questi giorni in Congo R.D., su un territorio di cinquecentomila chilometri quadrati (l’Italia ne ha trecento uno mila). Piogge diluviali concentrate nel tempo e nello spazio. Per gli ecologi, sono segni evidenti che sono effetti del disastro climatico mondiale. Soggiacciono a questo tragico evento inedito quindici milioni di persone già costrette alle restrizioni del coronavirus.

Come calcolare i morti, i senzatetto, i danni ambientali ed economici, in un Paese dove lo Stato non c’è, non c’è l’anagrafe e l’atto di nascita è misconosciuto, dove un deputato, anche regionale, prende 120 volte più di un insegnante, e poi vende tante parole e rarissime concessioni, come se il dovuto fosse un regalo?

Nei territori più a est, il tutto confluisce nel lago Tanganika (lungo 673 km), che, alzato di qualche metro e scosso da grandi onde, aumenta la devastazione e restituisce corpi senza vita.

E dove il terreno è più piano e l’inondazione è tranquilla, le case fondono e crollano su se stesse, intrappolando al loro interno chi ci abita. Le abitazioni, per l’ottanta per cento, sono costruite con mattoni crudi, argilla. Circa duecentoventi mila persone non hanno più casa. Anche molte scuole sono costruite con mattone crudo: quattrocento di loro sono ora distrutte.

I ponti sui fiumi non ci sono più e varie città sono tagliate in più parti.

Le colture agricole sono devastate, i campi coltivati scomparsi o perché posti sui pendii delle montagne o perché coperti di melma e fango nelle pianure.

Le Regioni più colpite sono: Sud Kivu, Tanganyika, Haut Lomami, Maniema. Le città: Uvira, Baraka, Kalemie, Moba, Kindu, Punia, Kailo, Kasongo, Kamima, Bukama, Malenba-Nkulu.

Incontro fra i Popoli, ONG di Padova, che quest’anno celebra i suoi 30 anni di cooperazione internazionale e anche di presenza in Congo, viene quotidianamente informata dai suoi “grandi tecnici animatori” distribuiti sull’asse di mille chilometri sui bordi dei laghi Kivu e Tanganica. Si avvalgono di informazioni che vengono dalle amministrazioni locali, dalle agenzie dell’Onu e dal loro stesso vissuto sul posto.

La città più colpita è Uvira (450.000 abitanti), sulla sponda nordovest del lago Tanganica, proprio dove Incontro fra i Popoli ha la sua sede Paese. Nella notte fra il 16 e il 17 aprile in due ore il fiume Mulongwe, da tranquillo torrente di venti metri di larghezza, è diventato un ruggente mostro largo due chilometri, senza tregua, fino ad ora. Ogni altro giorno, soprattutto di notte, altri fiumiciattoli, enormemente ingrossati, tracimano, mentre i giovani, urlando per le strade, svegliano la gente perché si metta in salvo.

Un quarto della città è distrutto, centinaia di morti, oltre centomila persone senza casa, cibo, letto, acqua potabile. Distrutte anche venti chiese, dieci mercati, dieci scuole.

Il vescovo, mons. Sébastien Muyengo : “Come primo alloggio abbiamo messo a disposizione le chiese, fra cui la cattedrale, ma anch’essa una notte è stata invasa dal fango”.

Il pianto di Albert Rajabu, giovane di 22 anni: “L’acqua ha distrutto i nostri campi; non possiamo andare nelle città più a nord: i ponti sono crollati e le strade interrotte; non possiamo andare a ovest: nelle montagne ci sono smottamenti insormontabili; non possiamo andare a est nella vicina Bujumbura: la frontiera con il Burundi è chiusa a causa del Covid-19; non possiamo andare a sud: vicino al porto che conclude la nostra città, un altro fiume ha ostruito la strada con una distesa di macigni. Moriremo di fame e di angoscia, dimenticati da tutti”.

Il direttore in Repubblica del Congo di Incontro fra i Popoli, Florentin Bushambale (27 anni): “Nei primi due giorni abbiamo salvato persone intrappolate nelle case crollate sopra di loro, recuperato mobilio e utensileria domestica dalle case in fase di crollo. Poi, su richiesta del sindaco, siamo entrati nella task force del Comune, dapprima per una distribuzione immediata di viveri, poi per il rilevamento dei danni alle strutture scolastiche. In autonomia ora, come aiuto di emergenza e grazie alle donazioni che ci arrivano dalla nostra sede italiana, ci dedichiamo all’acquisto e distribuzione di materassi, zanzariere, secchi, pentole e utensili da cucina. Appena possibile parteciperemo alla ricostruzione: le case dei bambini da noi sostenuti e la loro dotazione di materiale scolastico, la fornitura di materiali didattici alle scuole, il riavvio dei ventiquattro “gruppi di mestiere” che da anni seguiamo ed ora sono sotto shock. Sono vere start up di ragazzi e giovani (7-30 anni) che, per non essere fagocitati dalla vita in strada, si sono uniti dandosi un’attività generatrice di reddito. Sono falegnami, sarti, carpentieri, informatici, calzolai, produttori di sapone, negozianti di alimentari, ecc. Saranno da rifare i loro luoghi di lavoro e poi dotarli di strumentazione rinnovata e un primo capitale di riavvio attività. Confidiamo nella generosità del popolo italiano. Grazie”.

(fonte: associazione Incontro Fra i Popoli Onlus)

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