50.000 cinghiali liberi sono un flagello per i contadini del Veneto

50.000 cinghiali liberi sono un flagello per i contadini del Veneto

Venezia, 2 aprile 2020 – Appena si calmerà la pandemia da Coronavirus (e sarà dura uscirne economicamente), ci saranno da risolvere altri flagelli come ad esempio quello degli animali che stanno sconvolgendo l’ecosistema della nostra regione del Veneto altamente antropizzata. Qualcuno pensa ai lupi, ma quello è un falso problema, anzi visto che esistono ci danno una mano a tenere “puliti” i boschi. E gli allevatori colpiti da loro eventuali attacchi possono essere risarciti tranquillamente rispetto al grande e invisibile lavoro che il canide selvatico realizza sul territorio.

Il vero problema, soprattutto per i contadini e le colture, sono i cinghiali, la cui popolazione si moltiplica all’infinito: ora sono circa 50.000 esemplari solo in Veneto. Animali che purtroppo causano anche numerosi incidenti in tutta l’area pedemontana, ma anche nel Feltrino e sui colli Euganei.

Questi maiali selvatici (purtroppo sono un’incrocio tra cinghiale e maiale, inizialmente vi era uno scopo di allevamento a fini alimentari) sono diffusi anche nella pedemontana del Friuli, e anche lì sono diventati un problema.

Il danno più grave però è quello alle colture: e i contadini dei Colleu Euganei e dei Monti Berici lo sanno bene: interi raccolti di patate vengono “arati” nottetempo da branchi di questi animali. Le radici di altre colture di pregio vegono estirpate … e così via.

Come contenere questo flagello “causato” dall’uomo? Intanto come possiamo vedere dal comunicato stampa della Coldiretti Veneto che pubblichiamo di seguito questa organizzazione ha fatto delle indagini e ha delle idee per procedere all’abbattimento. Stiamo parlando solo pr le colture di quasi un milione di euro di danni all’anno (un’ammontare in crescita) e oltre 100mila euro di danno rimborsati dagli enti locali agli automobilisti per il solo Veneto.

COMUNICATO di Coldiretti Veneto – La popolazione di cinghiali in Veneto ha superato da tempo le 50mila unità. Agli agricoltori ogni anno vengono liquidati 300mila euro a fronte di un danno il cui valore è tre volte tanto. Alla somma stimata da Coldiretti Veneto vanno aggiunge le perdite alle coltivazioni nelle aree protette, in particolare nel Parco dei Colli Euganei, dove la devastazione è maggiore perché interessa colture specializzate come i vigneti doc.

In un contesto di desolazione generale legato all’emergenza sanitaria sembrano montati ad hoc i filmati sui social che riguardano intere famiglie a spasso per i centri abitati e nelle campagne.  

E’ quanto afferma Coldiretti sottolineando che i piani di controllo non sono sospesi perché ritenuti di pubblica utilità e le guardie ed ex forestali seguono le catture con i chiusini pur non potendosi muovere sul territorio. La situazione veneta rispecchia quella generale rilevata in tutta Italia da Nord a Sud, dove si contano oltre due milioni di esemplari avvistati nelle grandi città.

A differenza di quanto accade per le scimmie in Thailandia, i caproni selvatici nel Galles e i cervi in Giappone, in Italia a rischio – sottolinea la Coldiretti – non ci sono solo i raccolti resi più preziosi in questo momento dalla necessità di assicurare adeguate forniture alimentari con l’emergenza Coronavirus, ma anche la sicurezza dei cittadini che in alcuni territori sono assediati dagli animali selvatici sull’uscio di casa.

Una situazione aggravata dal fatto che – evidenzia la Coldiretti – con l’emergenza coronavirus spesso sono stati sospesi i servizi di contenimento e i selezionatori, chiusi gli ambiti territoriali di caccia e la polizia provinciale impegnata nei controlli stradali per la quarantena.

Gli incidenti stradali  causati da animali selvatici sono un’altra piaga, circa un centinaio le denunce per un valore accertato di 100mila euro ogni anno. Oltre otto italiani su 10 (81%) – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – pensano che l’emergenza cinghiali vada affrontata con il ricorso agli abbattimenti, soprattutto incaricando personale specializzato per ridurne il numero. 

Il 69% degli italiani ritiene che siano troppo numerosi mentre c’è addirittura un 58% che li considera una vera e propria minaccia per la popolazione, oltre che un serio problema per le coltivazioni e per l’equilibrio ambientale come pensa il 75% degli intervistati che si sono formati un’opinione.

Il risultato è che oltre sei italiani su 10 (62%) ne hanno una reale paura e quasi la metà (48%) non prenderebbe addirittura casa in una zona infestata dai cinghiali.

La proliferazione senza freni dei cinghiali – conclude la Coldiretti – sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali anche in aree di elevato pregio naturalistico.

Abbattimenti selettivi sui cinghiali attuati in altre Regioni della Penisola

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