La lettera aperta del Sottosegretario Variati per far ripartire l’economia del Veneto

La lettera aperta del Sottosegretario Variati per far ripartire l’economia del Veneto

Roma, 28 marzo 2020 – Un’alleanza tra sindacato, associazioni di categoria, industria, artigianato, e politica. Per far ripartire l’economia del Veneto. La propone il Sottosegretario all’Interno, Achille Variati, in una lettera aperta rivolta ai mondi produttivi, del lavoro e ai rappresentanti politici veneti.

“Usiamo – dice Variati – la settimana che ci separa dal 3 aprile per attrezzarci. Dando vita a un’azione concertata straordinaria indirizzata a incrementare i presidi di sicurezza individuale e collettiva, e riorganizzare le attività e i cicli produttivi in modo che pssano meglio adattarsi alle speciali esigenze del momento.

Lo scopo è evidente. Se, e ripeto se, il quadro epidemiologico lo consentirà, è di fondamentale importanza che i territori produttivi in questo momento chiusi per l’emergenza offrano un argomento convincente al Comitato Tecnico Scientifico sulle cui valutazioni poggiano molte decisioni del Governo.

E l’argomento dev’essere: i pezzi di mondo produttivo capaci di realizzare rinnovate e potenziate condizioni di sicurezza possono essere autorizzati a riaprire le attività, almeno in parte”.

Il sottosegretario all’Interno Achille Variati al lavoro

LA LETTERA IN VERSIONE INTEGRALE

Lettera aperta a imprese, sindacati, politica: il Veneto pioniere della ripartenza.

di Achille Variati

Mi rivolgo a imprese, sindacati e politica: costruiamo assieme un’alleanza per fare del Veneto il pioniere e l’esempio della ripartenza economica e produttiva del nostro Paese. Una premessa è d’obbligo. È ovvio che siamo ancora nel pieno di un’emergenza sanitaria che durerà ancora settimane. E che a lungo ci costringerà a modificare abitudini e accettare restrizioni per evitare il ritorno del virus: la nostra quarantena sta indebolendo il contagio, ma non lo ha ancora sconfitto. È chiaro: la priorità è la protezione della salute individuale e pubblica. Ma mentre combattiamo il virus, grazie in primis all’eroismo di medici e operatori dell’emergenza, è saggio ricordare che c’è un secondo fronte: quello socioeconomico. È una seconda battaglia che dobbiamo vincere domani, iniziando a prepararci oggi.

Veniamo alla proposta. Mettiamo assieme le energie e intelligenze del mondo veneto. Sindacato, associazioni di categoria, industria, artigianato. Assieme alla politica, locale e nazionale, da chi come me ha responsabilità di Governo ai parlamentari. E usiamo la settimana che ci separa dal 3 aprile, quando scade fra l’altro il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che impone la chiusura di gran parte del sistema produttivo italiano, per attrezzarci. Dando vita a un’azione concertata straordinaria indirizzata a incrementare i presidi di sicurezza individuale e collettiva, e riorganizzare le attività e i cicli produttivi in modo che possano meglio adattarsi alle speciali esigenze del momento. Lo scopo è evidente. Se, e ripeto se, il quadro epidemiologico lo consentirà, è di fondamentale importanza che i territori produttivi in questo momento chiusi per l’emergenza offrano un argomento convincente al Comitato Tecnico Scientifico sulle cui valutazioni poggiano molte decisioni del Governo. E l’argomento dev’essere: i pezzi di mondo produttivo capaci di realizzare rinnovate e potenziate condizioni di sicurezza possono essere autorizzati a riaprire le attività, almeno in parte.
Si tratta di costruire le condizioni perché, anziché l’automatismo di un rinnovo del quadro normativo emergenziale così com’è, si possa almeno affrontare una sua ridefinizione. Capace anche di differenziare tra chi può garantire la sicurezza e chi non è in grado di farlo e deve, giustamente, restare chiuso.
Intendiamoci: questo non sostituisce le misure straordinarie nazionali che si è iniziato a delineare e che verranno varate nelle prossime settimane, e che puntano a mettere in sicurezza posti di lavoro, redditi, imprese. Lo Stato ha il suo ruolo: quello di esserci quando una crisi esogena paragonabile a una guerra o a una disastrosa calamità naturale colpisce e traumatizza società e sistema economico. Quello di proteggere persone e attività perché, come ha detto giustamente Draghi, “la perdita di reddito non è colpa di chi la soffre”. E di fronte a uno shock che il sistema privato non può assorbire, e che non dipende da propri fallimenti, è giusto che sia lo Stato a mettere in campo tutti i propri strumenti per far ripartire l’economia.
Ma accanto a ciò che il Governo sta facendo e deve fare, ogni territorio può fare la sua parte. Preparandosi a ripartire, perché ripartire bisogna. Cominciando dal Veneto, “locomotiva produttiva del Paese”. Non è una partita facile e il suo esito non è affatto scontato. Ma è un contributo molto forte che insieme possiamo dare alla discussione nazionale su come uscire dalla più grave crisi che l’Italia abbia affrontato dalla fine della seconda guerra mondiale.

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