A 77 anni dall’eccidio di Malga Zonta per costruire la Pace – Padre Gregorio Moggio: “Eliminiamo dal nostro cuore la parola nemico!”

A 77 anni dall’eccidio di Malga Zonta per costruire la Pace – Padre Gregorio Moggio: “Eliminiamo dal nostro cuore la parola nemico!”

Folgaria (Trento), 16 agosto 2021 – Un po’ meno partecipata dalle edizioni pre-pandemia la ricorrenza annuale per il ricordo dell’eccidio di Malga Zonta a Passo Coe a Folgaria (Trento), dove il 12 agosto del 1944 furono fucilati il capo partigiano “Marinaio” (Bruno Viola di Caldogno) con 13 giovanotti che erano con lui nella lotta partigiana e tre civili che lavoravano alle malghe.

C’erano comunque tutti il giorno di Ferragosto su a Malga Zonta: tante generazioni, una staffetta partigiana e uno dei figli dell’unico padre di famiglia che fu giustiziato tra i partigiani quel giorno.

Anche quest’anno erano presenti i gonfaloni dei Comuni e delle due Province di Vicenza e di Trento, con i Sindaci e le altre Autorità, le bandiere e le insegne delle Anpi e delle associazioni d’arma tra le quali spiccano sempre i marinai sodali del comandante Bruno Viola, il Marinaio

Malga Zonta, 12 agosto 1944: due minuti prima dell’esecuzione!

Per una indisposizione del professor Paolo Pezzino presidente dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri (realtà che coordina tutti gli studi sulla Resistenza e le lotte di liberazione), l’orazione ufficiale è stata tenuta dal direttore del Museo Trentino della Resistenza Giuseppe Ferrandi.

Lo storico ha raccontato i drammatici fatti dell’epoca, delineando lo scenario generale del Nord Italia, ed ha sottolineato come negli ultimi anni si sia fatta luce anche sull’identità dei carnefici, i cui nomi troppo a lungo sono stati tenuti sopiti.

QUI TUTTI I DETTAGLI DELLA STRAGE DEL 12 AGOSTO 1944 a Malga Zonta (dall’Atlante delle stragi nazifasciste) in cui vengono elencati anche gli ufficiali autori dell’esecuzione sommaria dei 17 sventurati.

Ferrandi ha anche citato il professor Pietro Calamandrei per lanciare un messaggio importante alle nuove generazioni: la libertà è stata conquistata anche grazie al sacrificio di quei 17 giovani a Malga Zonta, e la Costituzione nata dalla Resistenza sarebbe solo un foglio di carta se tutti noi, giorno per giorno, non la interpretassimo per riempire di significato quelle parole scritte!

Padre Gregorio Moggi mentre celebra la Santa Messa a Malga Zonta (Ferragosto 2021)

Molto semplice, ma efficace e sentito, l’appello-esortazione di padre Gregorio Moggi, francescano di Rovereto, che nell’omelia della Santa Messa a ricordo dei trucidati, ha detto: “Non basta denunciare le stragi come questa e ricordarle, è necessario diventare donne e uomini di pace! E per farlo dobbiamo imparare a eliminare la parola “nemico” dal nostro cuore per imboccare con forza la strada del perdono”. Questo l’invito lanciato a Ferragosto 2021 da Malga Zonta.

Racconta lo scrittore (e partigiano) Luigi Meneghello di Giovanni Tessaro detto “Zampa”, uno dei giovani partigiani morti a Malga Zonta

“Giovanni era ormai un giovanotto, nel 1944 aveva diciannove anni, e la Cattinella domandava consiglio. Doveva presentarsi il ragazzo? Si poteva lasciarlo andare con questi partigiani con cui voleva andare? Alla fine Giovanni andò con questi partigiani, col nome di battaglia di “Zampa”; ed era col reparto della Malga Zonta la notte del 12 agosto. C’è una fotografia dei quindici o venti ragazzotti in fila davanti alla malga, con le mani in alto, un momento prima che i tedeschi cominciassero a sparare: Giovanni è il primo della fila, in primo piano. Sembra stupito, come se non capisse bene la natura del gioco; ha un’ecchimosi sul viso, probabilmente causata dal calcio di un mitra.

La Cattinella che ora abita da sola in due povere stanze, quando non è all’ospedale, è riuscita ad avere questa fotografia, e la tiene in un cassetto insieme con le nostre. Sul comò ha una fotografia di mia madre, sul muro il quadro incorniciato dei partigiani morti, con i piccoli tondi delle teste e i nomi: tra gli altri c’è il partigiano Zampa, Giovanni Tessaro (1925-1944).

Ricorderò sempre la prima volta che rividi la Cattinella dopo che ebbe saputo di Giovanni. Fu in fondo al cortile della nonna, vicino alla scala dell’essiccatoio, dove si nascondevano le armi quando si veniva a passare un giorno a casa, se capitava per disdetta un rastrellamento in paese. Era vestita di nero, enfiata e sfigurata dal mal di denti, e quando l’abbracciai non disse nulla e non pianse. Ogni anno al 12 agosto va alla Malga Zonta; spesso a piedi”.

(Da “Libera nos a Malo” di Luigi Meneghello) 

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