Convivere bene con il proprio corpo è il desiderio di tutti. A maggior ragione di coloro che hanno l’idrosadenite suppurativa, una malattia infiammatoria cronica della pelle, denominata “acne inversa”, poiché condivide con l’acne i noduli, gli ascessi, le cicatrici, ma che va oltre perché è più grave e debilitante sia per il fisico e sia per la mente. Diagnosticata in ritardo nella maggioranza dei casi, colpisce circa 50 mila persone in Veneto, tra cui molti giovani, portando con sé un pesante carico psicologico che compromette la loro vita personale, sociale e lavorativa.
Una malattia complessa, favorita da una predisposizione genetica e aggravata da diversi fattori scatenanti, come il fumo, l’obesità e un’alimentazione sbilanciata, che oggi può essere curata con farmaci selettivi, tra cui secukinumab, un anticorpo monoclonale capace di bloccare l’interleuchina 17A, che riveste un ruolo centrale nel causare l’idrosadenite suppurativa e che ha appena ottenuto la rimborsabilità dal Servizio Sanitario Nazionale per i casi d’idrosadenite suppurativa di grado da moderato a severo per gli adulti con una risposta inadeguata alla terapia sistemica convenzionale per l’idrosadenite suppurativa. L’inserimento nel Prontuario Terapeutico della Regione di questa molecola e la sua conseguente disponibilità rappresentano un significativo progresso, poiché consentono di offrire ai pazienti una opzione terapeutica in grado di migliorare la loro qualità di vita.
“Il bagaglio di terapie per questa malattia si è arricchito negli ultimi tempi”, dice il professor Stefano Piaserico, professore associato di Dermatologia presso la Clinica Dermatologica dell’Università di Padova. “Ai farmaci “tradizionali”, quali antibiotici o immunosoppressori, si sono aggiunti da qualche anno i farmaci biologici, capaci di colpire bersagli molecolari precisi. Tra questi, l’ultimo a essere rimborsato e accessibile nella nostra Regione, è un anticorpo monoclonale anti-interleuchina 17 A, indirizzato verso una delle principali citochine pro-infiammatorie alla base della malattia, in grado di bloccare l’infiammazione e ridurre le lesioni attive e il dolore, migliorando la qualità di vita dei pazienti affetti da idrosadenite suppurativa”.
Il riconoscimento precoce della malattia e un accesso tempestivo ai centri di riferimento e allo specialista restano tuttavia fondamentali.
“L’idrosadenite suppurativa è una malattia complessa che coinvolge non solo la pelle ma anche la sfera emotiva e psicologica dei pazienti.”, dice il professor Stefano Piaserico, professore associato di Dermatologia presso la Clinica Dermatologica dell’Università di Padova. “Le manifestazioni cutanee, quali le papule, le pustole, gli ascessi e le fistole, oltre a rendere a volte difficili i movimenti in generale, la deambulazione, il sedersi e sdraiarsi, esitano anche in strutture fibro-cicatriziali dolorose. I pazienti provano vergogna per queste lesioni antiestetiche, e di conseguenza hanno difficoltà a rapportarsi con le altre persone, tendono a isolarsi dalla società, andando spesso incontro ad ansia e a depressione.”.
È infatti essenziale poter contare su un approccio condiviso con un team multidisciplinare, che includa anche nutrizionisti, psicologi, chirurghi, terapisti del dolore e infermieri, per dare un concreto sostegno ai pazienti.

(fonte: ufficio stampa Primover-Milano)


