Secondo Scopus i migliori virologi italiani sono Mantovani e Remuzzi. Solo a metà classifica Crisanti “salvatore” del Veneto – di Lux

Secondo Scopus i migliori virologi italiani sono Mantovani e Remuzzi. Solo a metà classifica Crisanti “salvatore” del Veneto – di Lux

Padova, 3 maggio 2020 – La disaffezione che gli italiani nutrono nei confronti della politica nostrana è cosa nota e si trascina, tra alti e bassi, ormai da illo tempore senza grandi scossoni. I politici sono però eletti dal popolo per cui vale sempre l’antico adagio che recita: “ogni popolo ha il governo che si merita”. E fin qui ci siamo.

Da qualche mese, però, la scena televisiva e le prime pagine dei giornali sono occupate in pianta stabile da un altro esercito di “specialisti”: i virologi. Sono diventati – e c’è da capirlo, almeno in parte – quelli che un tempo si chiamavano oracoli, ma proprio come ai bei tempi anche i virologi di oggi ne hanno combinate di tutti i colori, con dichiarazioni e previsioni in molti casi strampalate o, ancor peggio, totalmente sbagliate.

Le cronache ci hanno mostrato appunto un caleidoscopio di chicche che, se non fosse che riguardano il terribile morbo cinese, sarebbe da farsi risate a crepapelle: “il coronavirus è come una normale influenza”, “la mascherina non serve”, “colpisce solo gli ottantenni”, etc. etc.

Mi fermo qui per carità di patria. Sia come sia, la figura del virologo ha assunto un’importanza assoluta e nei palinsesti delle tv è diventato ospite riverito e ascoltato con deferenza, essendogli attribuita scienza e coscienza al superlivello.

Almeno fino a ieri, quando il collega “birichino”, ma sempre bravissimo, Franco Bechis, ha estratto dal cilindro una classifica di virologi che mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Una classifica che dà i voti ai vari virologi del mondo e che, ahìnoi,  relega i nostri frequentatori delle tv ai deprimenti ultimi posti. 

La graduatoria non è stilata da Giletti o Barbara d’Urso, ma da “Scopus” – un database di riassunti e citazioni per articoli di pubblicazioni riguardanti la ricerca – creato nel 2004 dalla casa editrice Elsevier, che mette a disposizione del pubblico qualcosa come: 435 milioni di pagine web a carattere scientifico; 23 milioni di brevetti depositati nei cinque principali uffici brevetti del mondo; oltre 80 fonti selezionate da varie istituzioni che comprendono archivi digitali e collezioni relative a specifici argomenti.

Ebbene, in questo oceano di notizie brilla la classifica sulle valutazioni degli esperti che, a livello mondiale, sono impegnati a fianco delle autorità politiche per combattere il virus cinese.

In altre parole, di quei signori e signore che, per quanto riguarda l’Italia, hanno dettato le linee guida al Governo con tanto di chiusure e penitenze varie. La classifica tiene conto con un punteggio particolare – detto H-Index – del prestigio e dell’attendibilità di tutti gli scienziati del mondo, ben considerando i titoli accademici di ciascuno, le pubblicazioni scientifiche e il numero di citazioni dei loro lavori nel tempo da parte di altre pubblicazioni scientifiche.

E cosa si dice, dunque, degli italiani? Che i tre nostri più bravi virologi sono Alberto Mantovani (167 punti), Giuseppe Remuzzi (158) e Luciano Gattinoni (84). E’ da tenere presente che in questo sistema di valutazione una sufficiente mediocrità si raggiunge sopra i 50 punti, una certa autorevolezza al di sopra degli 80, e così salendo fino all’eccellenza intorno ai 180 punti.  

In Italia, insomma ne abbiamo solo tre  di cui essere in qualche modo orgogliosi, ma “ovviamente” non sono consulenti del governo. E anche in tv, chi li ha visti? Di discreto prestigio godono tutto sommato, Paolo Ascierto (63), Giuseppe Ippolito (61), Giovanni Rezza (59) e Massimo Galli (51).

Solo vicino alla sufficienza il virologo di fiducia della Regione Veneto, Andrea Crisanti (49), seguito da Ilaria Capua (48) che peraltro lavora in Florida.

Tutti gli altri invece vengono giudicati ampiamente insufficienti dalla comunità degli scienziati: neanche a farlo apposta, sono proprio quelli che vanno per la maggiore in tv considerati ” grandi esperti”.

Come Walter Ricciardi (39) assunto come consulente dal ministero della Salute, e  Pier Luigi Lopalco (33) che pure è ospite fisso dei talk show. Rasoterra il giudizio su Roberto Burioni (26), virologo assurto a fama nazionale quando si imposero i vaccini a tutti gli italiani, arruolato come ospite fisso da Fabio Fazio nel suo Che tempo fa.

In fondo alla classifica naviga poi Maria Rita Gismondo (22), la virologa che riteneva  l’epidemia incipiente assai meno distruttiva di un’influenza. Tuttavia , ad avere voti ancora più bassi di Burioni e della Gismondo ci sono però il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità,  Silvio Brusaferro (21), al quale il governo Conte ha di fatto affidato la guida delle decisioni sul coronavirus, Fabrizio Pregliasco (14) e Giulio Tarro (10). 

“Annamo bene!”, si direbbe a Roma, eppure questa è la situazione qualitativa dei nostri virologi vista dalla bibbia scientifica Scopus.

Permettetemi , però, un appunto, che faccio a Scopus con una certa soddisfazione: “Andrea Crisanti, il virologo dell’Università di Padova e salvatore del Veneto dal morbo cinese, sarà pure per voi solo sufficiente. Ma per noi veneti il voto che gli diamo è il massimo, ossia un bel 180 e lode!” Massì, abbondiamo e brindiamo a lui col vino di Vò.

Lux

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