Cambiamenti climatici, la siccità nella bassa padovana danneggia i campi di soia

Cambiamenti climatici, la siccità nella bassa padovana danneggia i campi di soia

Padova, 24 maggio 2020 – Con una media storica di 1,41 gradi centigradi in più, il 2020 si sta manifestando come l’anno più caldo da quando, nel 1800 sono cominciate le rilevazioni.  E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti  in occasione delle prime riaperture delle spiagge italiane dopo l’emergenza covid-19, sulla base dei dati Isac- Cnr relativi al primo quadrimestre.

GIORNATE SPENSIERATE AL MARE E IN CAMPAGNA C’E’ LA SICCITA’

“Se il richiamo al mare ha coinvolto anche i veneti che hanno raggiunto i litorali della regione nel fine settimana – precisa Coldiretti-  in campagna preoccupa la siccità. Dall’inizio della primavera, dopo un inverno avaro di precipitazioni, i campi sono a secco da mesi”.

Per far fronte alla penuria d’acqua gli agricoltori stanno irrigando il grano già dall’inizio della stagione, un fatto decisamente straordinario e allarmante per il territorio. Oltre ai grandi seminativi risentono della carenza idrica anche frutteti, orti e vigneti che si trovano in zone non sempre raggiunte dall’irrigazione.

NELLA BASSA PADOVANA PROBLEMI PER LA SOIA

“Nella bassa padovana – spiega Coldiretti Veneto – è scattato l’allarme per la soia, principale coltivazione. Gli imprenditori agricoli hanno dovuto bagnare il terreno nudo prima di seminare perché il sole e il vento avevano inaridito le superficie. Con le semine ritardate, ora in mancanza di precipitazioni, le piantine non crescono”.
I cereali e le colture industriali interessano oltre 400mila ettari in Veneto occupando grandi estensioni di terreno.

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO SI FA SENTIRE

“I cambiamenti climatici sono una costante – commenta Coldiretti Veneto – anche se gli agricoltori si sono attivati sia con nuovi impianti oppure convertendo l’indirizzo agronomico aziendale i costi per gli interventi straordinari aumentano in base agli interventi straordinari di soccorso”.

Le anomalie meteorologiche confermano la tendenza al surriscaldamento anche in Italia con il 2019 che è stato complessivamente il quarto anno più bollente con una temperatura superiore addirittura di 0,96 gradi rispetto alla media di riferimento dopo i record di 2014, 2015 e 2018 secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr.

La tendenza al surriscaldamento è accompagnata da una più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa.

L’agricoltura – conclude la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio.

(fonte: Coldiretti Veneto)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.