A Vicenza al Chiericati Lopez Garcia e altri artisti

Antonio Lopez Garcia espone dopo 40 anni in Italia: a Vicenza!

Antonio Lopez Garcia espone dopo 40 anni in Italia: a Vicenza!

I doppi ritratti ispirati all’arte funeraria di Pompei, gli interni scarni, eppure trasudanti umanità dolente, le straordinarie vedute di Madrid, mai concluse nella ricerca di un fugace momento di luce, le sculture degli ultimi decenni, colossali e intime: l’arte di Antonio Lopez Garcia è in mostra dal 24 dicembre all’8 marzo a Vicenza, negli spazi di Palazzo Chiericati. Esposti 42 capolavori, tra disegni, dipinti e sculture del pittore considerato a ragione il massimo esponente, ancora in vita, della figurazione.

“Questa è la sua prima monografica italiana”, spiega Marco Goldin, ideatore e curatore di ‘Antonio Lopez Garcia. Il silenzio della realtà. La realtà del silenzio’, che con grande soddisfazione ha visto via via crescere il progetto espositivo vicentino.
Molto parco nel concedere le sue opere, l’artista spagnolo ha infatti abbracciato l’iniziativa di Goldin, che da alcuni anni inserisce puntualmente quei capolavori nei suoi percorsi espositivi. All’inizio, ha spiegato il curatore, le opere in mostra dovevano essere una decina, oltre alle quattro contenute nell’esposizione sui notturni nell’arte, allestita alla Basilica Palladiana (dal 24 dicembre al 2 giugno), poi sono salite a 42, grazie soprattutto all’impegno di Lopez Garcia che si è prodigato per ottenere prestiti prestigiosi (nel vero senso del termine) da musei e raccolte private.

Una delle teste di Lopez Garcia all'esterno di Palazzo Chiericati a Vicenza.

Una delle teste di Lopez Garcia all’esterno di Palazzo Chiericati a Vicenza.

A cominciare dalle vedute madrilene, come la storica ‘Gran Via’ e ‘Madrid vista da Capitan Haya’.
La prima ha richiesto otto anni di lavoro, tutte le mattine alle sei e mezza, con il cavalletto a un incrocio per cogliere quella luce che dopo mezz’ora cambiava. Un’estate lunghissima, per realizzare un capolavoro assoluto della figurazione contemporanea, come anche la grande tela custodita al Museo Reina Sofia che invece immortala la via al tramonto.

Settantottenne e molto schivo, Lopez Garcia conosce bene l’Italia, che ha visitato nei primi anni ’50, restando influenzato soprattutto da Pompei, dall’arte funeraria all’origine di quei doppi ritratti in cui raffigura i famigliari, soggetti privilegiati della sua pittura sempre intimistica. Ecco ‘Pablo e Paz’, ‘Emilio e Angelines’, ma anche ‘La cena’, affiancata dai disegni preparatori suggestivi come l’opera finita.
“Lopez Garcia disegna come Raffaello o Michelangelo”, sottolinea Goldin, che è riuscito a esporre persino i celeberrimi interni del pittore, in cui la realtà, domestica, quotidiana, è raffigurata con precisione fotografica. Come nel caso del ‘Frigorifero nuovo’, proveniente da una collezione privata madrilena “di un personaggio famosissimo”.
I disegni preparatori accompagnano quindi le sculture, monumentali e intime, a partire da ‘Carmen addormentata’ e ‘Carmen sveglia’, le due teste bronzee che appena fuori da Palazzo Chiericati aprono la mostra. Bellissimi ‘Uomo’ e ‘Uomo disteso’, con i relativi studi sulla figura umana, che l’artista aveva abbandonato per le vedute urbane di Madrid.
Un ritorno che ha coinciso con la passione per la scultura, che ha dominato gli ultimi 20 anni della sua straordinaria produzione.

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