Altri 30mila posti di lavoro a rischio in Veneto con lo sblocco dei licenziamenti

Altri 30mila posti di lavoro a rischio in Veneto con lo sblocco dei licenziamenti

Con lo sblocco dei licenziamenti, 30.000 posti di lavoro a rischio in Veneto, che si aggiungerebbero agli 80.000 già persi

Venezia Mestre, 19 maggio 2021 – “L’estate deve essere la stagione della ripartenza, non dei licenziamenti”. E’ in sintesi il pensiero di Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto che oggi ha diramato una nota carica di preoccupazione.

LA NOTA DELLA CGIL DEL VENETO A FIRMA DEL SEGRETARIO GENERALE FERRARI

“Il Governo, stando alle dichiarazioni del ministro Orlando, sembra orientato a bocciare la richiesta dei sindacati di prorogare fino a ottobre la moratoria dei licenziamenti per tutti i settori produttivi.

Se le scelte concrete andassero in questa direzione saremmo di fronte a un grave errore, dalle conseguenze sociali potenzialmente molto pesanti.

Solo per il Veneto, parliamo di 30.000 posti di lavoro a rischio (secondo stime di diversi centri studi), che si aggiungerebbero agli oltre 80.000 già persi nel 2020 a causa della crisi economica determinata dall’emergenza sanitaria. Un numero enorme.

Pensare di rimediare con le decontribuzioni per le nuove assunzioni è una pura illusione, perché questo genere di misure non ha mai prodotto gli effetti sperati e, se adottato senza condizionalità, potrebbe addirittura avere un effetto perverso: incentivare le imprese a liberarsi dei contratti più strutturati e costosi in favore di altri meno onerosi e più “flessibili” per il datore di lavoro.

Ben che vada, il saldo sarebbe “zero”, ma con un complessivo e ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro e con i lavoratori più difficili da ricollocare – per ragioni anagrafiche – abbandonati a loro stessi.

Più probabilmente il saldo sarebbe negativo, come inducono a prevedere i dati del nostro sistema produttivo: nell’anno pandemico abbiamo perso il 9% di Pil regionale; i consumi sono diminuiti del 12%; gli investimenti del 10%; l’export del 8,2%; le assunzioni sono scese del 22%; la cassa integrazione è aumentata di venti volte rispetto al 2019, raggiungendo la cifra record di 344 milioni di ore.

Pensare che il rimbalzo legato all’allentamento delle restrizioni possa compensare tutto questo in un breve arco di mesi, se non di settimane, è assolutamente irrealistico.

Solo nella nostra Regione, oltretutto, sono almeno trenta i tavoli di crisi aziendali aperti, e molti nodi stanno già arrivando al pettine.

Credo sia interesse anche delle istituzioni venete sollecitare il Governo ad ascoltare le richieste delle Organizzazioni sindacali, per non inaugurare la stagione estiva con un passo falso, che getterebbe una grossa ipoteca sulle speranze di ripartenza.

La moratoria dei licenziamenti va prorogata fino a ottobre, quando la ripresa avrà un minimo di solidità e quando la riforma degli ammortizzatori sociali sarà pronta, dando copertura universale a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, in particolare alle donne e ai giovani che stanno pagando il prezzo più salato dei terribili mesi che abbiamo alle spalle.

Per ottenerla, ogni azione va messa in campo”.  

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