Sparare al lupo? Per Cristina Guarda è solo propaganda elettorale: la scienza dice che non serve!

Sparare al lupo? Per Cristina Guarda è solo propaganda elettorale: la scienza dice che non serve!

In Veneto è documentata la presenza di 3 o 4 branchi di lupi composti da altrettante coppie alfa e cuccioli: uno in Lessinia, un altro in Altopiano, un altro ancora verso il Massiccio del Grappa e forse un altro ancora che sconfina da una parte in Trentino e dall’altra in Friuli. Si tratta dei grandi predatori tornati ad abitare le Alpi venete, che creano alcuni danni e gettano a scompiglio tra le greggi e le mandrie gestite dai malghesi (soprattutto in Lessinia, in Altopiano di Asiago e sul Grappa), ma sicuramente portano anche beneficio alle foreste e al bosco tenendolo “pulito”. L’argomento è diventato oggetto di scontro politico in Consiglio regionale del Veneto a Palazzo Ferro Fini. Leggiamo anche questo comunicato della consigliera Cristina Guarda che critica la maggioranza perché non tiene conto delle evidenze scientifiche e tecnico-pratiche in materia!

La consigliera di opposizione denuncia: ci sono 22 azioni prima degli abbattimenti, ma si va subito verso un presunto traguardo, per altro il meno efficace come dimostrano studi scientifici in internazionali ed italiani.

“Abbattere qualche lupo? Inutile, lo dimostrano sia gli studi in Francia che quelli in Nord America: le loro esperienze confermano come l’attività di prelievo, se avviene senza sistemi di prevenzione e protezione del bestiame, diventa addirittura controproducente arrivando a causare l’aumento di predazioni verso animali domestici. La verità è che si vuole distrarre con la promessa del sangue di qualche esemplare la quasi completa inerzia della Regione in questi anni”.

A dirlo la Consigliera d’opposizione Cristina Guarda, spiegando le ragioni della propria bocciatura della richiesta di deroga per l’abbattimento ed il prelievo del lupo in Veneto.

“La maggioranza regionale, come spesso avviene anche in altri campi, dopo anni di inerzia, la spara grossa sperando di recuperare con una scorciatoia il tempo perso – continua Cristina Guarda – sono otto anni che la Regione è informata, anche grazie al puntuale lavoro di pungolo dei malghesi, delle associazioni e dei consiglieri regionali di opposizione: il problema sta nel fatto che si è lasciato degenerare il fenomeno, lasciando gli allevatori in balia degli eventi e proponendo strumenti impraticabili, come le reti di contenimento del bestiame che, come dice il suo nome, non serve di certo a proteggere il bestiame.

Zaia ed i suoi collaboratori anziché far portare in Consiglio provvedimenti ad effetto mediatico garantito, quanto inutili sul piano sostanziale, vada a studiare le buone pratiche di Trentino ed Emilia Romagna. La Regione grida “al lupo, al lupo” e propone soluzioni sbagliate: a fronte di ben 12 branchi di lupo e più di 700 malghe, in questi anni si è provveduto alla realizzazione di un solo recinto sperimentale e poco altro.

Già questo dovrebbe far rabbrividire visto che, per rispetto dell’economia delle malghe sarebbe occorsa ben altra capacità di intervento.

Come avvenuto in Trentino con diverse sperimentazioni di molti sistemi di prevenzione e dissuasione, cuciti a misura di pascolo, malga e tipo di allevamento, o in Emilia Romagna dove la Regione ha fatto prima uno screening delle presenze di lupi sul territorio, poi una campagna informativa presso gli operatori e successivamente ha disegnato un bando da 3 milioni di euro che si è risolto con richieste di finanziamento da parte delle realtà produttive del territorio per valori tripli.

I numeri sono sempre una buona maniera per misurare l’efficacia delle politiche, e qui in Veneto le richieste sono di poche migliaia di euro, segno che la Regione ha lasciato soli gli operatori del reparto zootecnico della montagna veneta.”

E la Consigliera Guarda continua: “Insomma, prima di parlare di abbattimenti, la Regione Veneto dovrebbe cominciare ad analizzare con spirito critico la pochezza dei propri interventi: l’abbattimento di qualche lupo non avvantaggerà alcun malghese, se la Regione non farà ciò che dovrebbe essere chiamata a fare, visto che sono molte le azioni che ancora non ha messo in pratica.

Ed è ciò che anche la Francia ha verificato, poichè nonostante gli abbattimenti ormai pluridecennali, il bestiame non protetto continua ad essere predato.”

“La verità è che in nome della campagna elettorale facile, gli allevatori delle malghe sono stati lasciati soli e istigandoli al contrasto, quando si poteva fare prevenzione, attività di dissuasione attiva per spaventare il lupo, sostenere la presenza di pastori, formazione, recinti fatti seriamente e incentivare cani da pastore (magari quelli del caucaso, non solo abruzzese) e sentinelle.

Tutto ciò non è stato fatto e ciò che si riesce a fare, come al solito, è sparare o spararla sempre più grossa”.

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