Commercio e aperture festive: il Veneto chiede il referendum!

Anche il Veneto dopo Umbria e Abruzzo chiede il referendum sulle aperture domenicali dei negozi: mancano altre 2 Regioni all'appello e poi si fa!

Anche il Veneto dopo Umbria e Abruzzo chiede il referendum sulle aperture domenicali dei negozi: mancano altre 2 Regioni all’appello e poi si fa!

Anche il Veneto chiede di promuovere un referendum popolare per abrogare la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e ripristinare la possibilità per le Regioni di normare orari di apertura e chiusura, chiusure festive e infrasettimanali. Una richiesta già avanzata dai Consigli regionali di Abruzzo e Umbria. Oggi il via libera del Consiglio regionale del Veneto (42 sì, 2 contrari e 1 astenuto) alla richiesta di referendum proposta da Pietrangelo Pettenò (Federazione della Sinistra veneta) e appoggiata da tutte le forze politiche, il Consiglio regionale del Veneto si unisce agli altri consigli regionali che, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, hanno chiesto un referendum per fare marcia indietro rispetto alla liberalizzazione totale decisa dal governo Monti. Basta ora che altri 2 consigli regionali sottoscrivano la medesima richiesta per sottoporre alla Corte di Cassazione il quesito referendario che potrà portare gli italiani alle urne in merito al rispetto degli orari di apertura e chiusura di negozi e pubblici esercizi, delle chiusure domenicali e festive e delle mezze giornate di chiusura infrasettimanale.
“La Costituzione riconosce anche ai Consigli regionali (almeno 5) la prerogativa di proporre referendum abrogativi – commenta Pettenò – Il Veneto dà prova di voler sostenere la legge di iniziativa popolare di Confesercenti (che ha raccolto 150 mila firme), sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, per abrogare le norme che hanno sottratto alle Regioni ogni possibilità di regolamentare il settore. Credo che si tratti di una buona occasione per mettere insieme tanti soggetti che in modo trasversale si stanno battendo contro la liberalizzazione selvaggia e per restituire condizioni di lavoro dignitose a negozianti, commesse e ai tanti operatori del commercio coinvolti”. Nel corso del dibattito Roberto Fasoli (Pd), vicepresidente della commissione Attività produttive, ha auspicato che il Veneto si faccia promotore in Italia di una battaglia “culturale” prima ancora che politica.
“Le aperture selvagge – ha sostenuto – non producono maggiori consumi e non aumentano l’occupazione, come invece sosteneva il governo – I consumi aumentano solo se aumentano i redditi, non gli orari di apertura. Chiediamo che le Regioni, d’intesa con gli enti locali e le organizzazioni di categoria, possano riappropriarsi di una loro competenza nel rispetto degli interessi ragionevoli delle proprie comunità”.
Anche l’assessore Maria Luisa Coppola, dopo aver ricordato il ricorso promosso da tutte le Regioni contro le aperture illimitate decise dal governo, ha invocato una “battaglia di civiltà” contro le domeniche dello shopping confermando il mancato incremento dei fatturati. Favorevoli al referendum per regolamentare le aperture domenicali si sono dichiarati anche Francesco Piccolo e Sandro Sandri (gruppo misto), Vittorino Cenci e Luca Baggio (Lega), Carlo Alberto Tesserin (Ncd), Lucio Tiozzo (Pd), Stefano Valdegamberi (Futuro popolare), Mariangelo Foggiato (Unione nordest), Antonino Pipitone (IdV), Claudio Sinigaglia (Pd).
Contrario al referendum si è detto invece Diego Bottacin (misto), esponente di Verso Nord, che ha definito l’iniziativa del referendum “neosovietica” “antistorica” e “contro la modernità”, in quanto non risponde alle esigenze dei consumatori. “Si rivitalizzano i centri storici e il piccolo commercio più con le aperture festive che non con le

fiere di bancherelle”, ha detto Bottacin, che ha auspicato l’apertura festiva anche degli uffici pubblici. “Le aperture festive nel commercio dovrebbero essere gestite con equilibrio, contemperando i diversi interessi – ha replicato Giuseppe Bortolussi – d’intesa con le associazioni di categoria, per evitare la morte delle botteghe storiche e la desertificazione dei centri urbani. Le aperture selvagge favoriscono solo la grande distribuzione. Ma per ogni posto di lavoro creato dalla grande distribuzione se ne perdono 4 nel piccolo commercio”. La richiesta di referendum sarà portata Roma da Pietrangelo Pettenò e dal vicepresidente del Consiglio Matteo Toscani.

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